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    <title>Racconti, ricette, Posti</title>
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      <title>l’opzione che manca</title>
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      <pubDate>Mon, 24 Aug 2009 08:49:51 +0200</pubDate>
      <description>&lt;a href=&quot;file://localhost/Users/fabol/Desktop/ff/FabFood/FabFood/Entries/2009/8/24_lopzione_che_manca_files/IMG_2445.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;file://localhost/Users/fabol/Desktop/ff/FabFood/FabFood/Media/object001_1.jpg&quot; style=&quot;float:left; padding-right:10px; padding-bottom:10px; width:229px; height:109px;&quot;/&gt;&lt;/a&gt;Uno dei pezzi di strada più belli che abbiamo percorso io e la Furiosa: da Aqualagna ad Arezzo e poi verso Siena, fino a Casole d'Elsa. La strada sale in modo dolce e il verde intorno alle curve ripara un po' dal sole cocente di questo lunedì bellissimo, di strade nuove e improvvisi panorami, mentre si passa dalle marche all'umbria e poi alla toscana. E' un guidare diverso dalle superstrade o dalle litoranee trafficate, mi piacerebbe conoscere la strada e affrontare le curve sapendo cosa viene subito dietro, invece salgo piano e la scopro poco per volta, stringendo verso il monte per prendere più fresco, accelerando nei rari rettilinei e fermandomi ogni tanto a respirare tutto quel verde. L'unica vera tirata l'ho fatta per superare una coppia di scooteristi che mi avevano suonato un po' antipatici, arrivando da lontano, mentre stavo per ripartire da una delle mie pause. Li ho lasciati passare per avvicinarmi alla curva dopo e superarli in uscita, ovviamente lasciando andare la Furiosa nel rettilineo, diciamo un po' più del solito, proprio davanti a una pattuglia di carabinieri che avevano fermato un altro motociclista poco prima e che mi hanno solo guardato andare via, presi, per fortuna, un po' in controtempo. Poi ho rallentato di nuovo e mi sono goduto la strada, ogni tanto seguivo il ritmo più veloce di qualche moto, fino a che non la lasciavo andare in qualche curva, per me, cieca. Ad Arezzo mi son fermato a mangiare qualcosa e mentre masticavo pane e porchetta, guardavo la cartina e cercavo di capire quale fosse la strada più bella. Ho evitato la superstrada e fatto il giro largo per la collina toscana, per la gioia della Furiosa e dei miei occhi. E' fantastico poter scegliere la strada più bella, invece di quella più veloce, è un'opzione che dovrebbero mettere nei navigatori, almeno in quelli per le moto. </description>
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      <title>Agosto 2009</title>
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      <pubDate>Thu, 20 Aug 2009 11:12:21 +0200</pubDate>
      <description>&lt;a href=&quot;file://localhost/Users/fabol/Desktop/ff/FabFood/FabFood/Entries/2009/8/20_Agosto_2009_files/IMG_4007.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;file://localhost/Users/fabol/Desktop/ff/FabFood/FabFood/Media/object000_1.jpg&quot; style=&quot;float:left; padding-right:10px; padding-bottom:10px; width:230px; height:113px;&quot;/&gt;&lt;/a&gt;Attraverso (la partenza)&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;E’ straordinario come, con il culo su una motocicletta, qualsiasi tragitto, anche se breve e tutto sommato banale, possa diventare un viaggio incredibile. Intanto ha ragione Pirsig: si è nel paesaggio, non lo si guarda da una cornice in movimento, ma l’asfalto che corre a pochi centimetri dalla suola delle scarpe e il cielo che ci viene incontro pieno, sono la misura di una nuova dimensione in cui il motore è parte di noi e quel rumore forte che lasciamo nella scia è una liberazione intensa. Così questa mattina ho preso la Furiosa, ho deciso che è il suo nome e che le sta bene, la Furiosa nera, ho caricato due piccole borse laterali, infilato la giacca da moto, lo zaino e il casco, tutto dello stesso nero della Furiosa e sono partito, con le incerte previsioni del tempo che promettevano rari e sparsi rovesci lungo il percorso. Il primo, deciso temporale, è arrivato in piazzale Lodi, ancora dentro a Milano, mentre stavo decidendo di fermarmi a fare benzina. Proprio prima di entrare nella Milano Bologna c’è un grande benzinaio, che in questa domenica d’agosto funziona a self-service. Un mio amico dice che io e lui abbiamo una strana capacità di attirare il surreale e così, dopo aver fatto benzina, spostato la Furiosa sotto a una tettoia, mi sono messo ad aspettare che la pioggia cessasse, incoraggiato dal cielo luminoso e chiaro poco più a sud, ma fermato da scrosci violenti che non sembravano arrivare da quel cielo misto, più sereno che basso e grigio. Surreale, dicevo, non solo il cielo: io sono lì nei miei pensieri, intorno al cielo che si muove veloce e che, come la vita, cambia all’improvviso, quando arriva, su una FIAT bianca, un signore bassettino, con pochi capelli e una giacca marrone. Armeggia al tappo della benzina e poi si gira verso di me, in modo poco gentile mi dice un “senta, sa se funziona questo coso qui?” indicando la pompa. Io gli dico, gentilmente, che sì, avevo fatto benzina poco prima e gli chiedo se avesse messo i soldi. Lui piccato: “eh, se poi non funziona? mica li metto i soldi io.” &lt;br/&gt;Io mi rimetto a guardare lontano e lui torna alla carica; “senta, mi apra lei questo coso (il tappo) che io non sono capace, non è la mia macchina”. &lt;br/&gt;Io, nonostante sia un motociclista, vestito di nero, con la faccia da burbero, continuo ad essere gentile, mi avvicino e gli dico di tenere fermo il tappo, girare la chiave, poi girare il tappo. &lt;br/&gt;“Si ma faccia lei.” &lt;br/&gt;Io inizio a guardare se c’è una telecamera di qualche trasmissione sugli scherzi ai rudi motociclisti. Gli apro il tappo e mi allontano. Segue una discussione sul mio dovergli assicurare che la pompa funziona e io che gli dico che io ho usato quella dietro e quella dietro, sì, funziona. Allora lui fa retromarcia, riprova ad aprire il tappo senza riuscirci e a chiamarmi con altri due, per nulla gentili “senta!”, uno per aprire il tappo, di nuovo, uno per chiedermi il numero della pompa, che era scritto, grande e visibile, a un centimetro da lui. Io, che sono in vacanza, mi avvicino e gli rispiego tutto, mentre intorno al surreale di questa tettoia la pioggia non accenna a smettere: “metta i soldi nella fessura, poi prema sei, prenda la pistola e faccia benzina. Mi allontano.&lt;br/&gt;“Senta, ma i soldi vanno dritti o storti.”&lt;br/&gt;Mi giro e gli spiego che dovrebbe essere più gentile, nelle suo richieste, nel modo di rivolgersi alle persone, che la banconota se non entra in un modo, la giri, entrerà nell’altro, poi prema quel benedetto sei e faccia quei benedettissimi dieci euro di benzina. &lt;br/&gt;“Mi scusi, eh, non è mica la mia macchina.”&lt;br/&gt;Un altro passo e lo vedo con la pompa in mano (ed il tappo nel guanto, direbbe una canzone) che mi urla. “Senta, qui non esce niente!”&lt;br/&gt;“Ha premuto il sei?” &lt;br/&gt;“Certo!”&lt;br/&gt;Mi avvicino e gli indico l’opzione della pompa da scegliere.&lt;br/&gt;“eh, no. Io ho premuto questo, mica si capiva.”&lt;br/&gt;Mentre infilava la pistola nella macchina non sua io ho messo il casco e senza più aspettare che la pioggia scemasse, ho messo in moto e sono partito. In lontananza sento un “Senta, aspetti!”.&lt;br/&gt;A volte i temporali vanno attraversati, presi addosso veloci per arrivare dove il cielo è più luminoso. Poco dopo, infatti, le gocce di pioggia sono iniziate a scivolare via dalla visiera, io ho rallentato e aperto il casco, prendendo l’aria fresca del dopo temporale in piena faccia, mentre la moto alzava ancora un po’ di acqua del riverbero dell’asfalto bagnato e io iniziavo, il mio piccolo grande viaggio, lasciandomi alle spalle un po’ di surreale.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Il secondo temporale&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Per questo viaggio ho preso un casco nuovo, di quelli che sono omologati come integrali, ma a cui puoi togliere una parte davanti e liberano la faccia all’aria. Le recensioni di questo casco erano entusiastiche, su diversi siti specializzati. A me non sembra così straordinario (è l’N-43 di Nolan) però è leggero e comodo, molto senza la parte anteriore, un po’ meno quando diventa integrale. Ogni volta che giro un po’ la testa la visiera fa un clack di assestamento, come se mi colpisse un sassolino. Solo dopo un po’ ho capito che non c’era uno che mi tirava sassi ogni volta che giravo la testa. &lt;br/&gt;Però questo casco una cosa straordinaria ce l’ha, a dire il vero: quando ci canto dentro, a pieni polmoni, sopra i 100km all’ora, divento intonato e mi ricordo le parole delle canzoni.&lt;br/&gt;Entrambi i fatti, per chi mi conosce, sono eccezionali.&lt;br/&gt;Prima del secondo temporale ho intonato tutta Rimmel, senza sbagliare un passaggio.&lt;br/&gt;Al “Santa voglia di vivere -pausa- e dolce venere di Rimmel” è iniziato a grandinare, improvviso e bellissimo, come quell’attacco. “Come quando fuori pioveva e tu mi domandavi, se per caso avevo ancora quella foto, in cui tu sorridevi e non guardavi”. Mi fermo sotto al primo ponte e c’è una vecchia BMW accostata con un ragazzo e una ragazza che si stanno togliendo il casco. Lui è uguale a De Gregori da giovane, riccio, un po’ freak, gli manca solo la chitarra. Io gli sorrido molto e loro a me e insieme aspettiamo che la pioggia finisca di essere così violenta. “ed il vento passava sul tuo collo di pelliccia e sulla tua persona e quando io -pausa- senza capire, ho detto sì...&amp;quot;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;La collina&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;La terza volta la pioggia l’ho presa bene. Per buona parte del viaggio le nuvole più scure e il cielo più mosso sono state distanti dalla mia strada, a volte seguendomi, a volte precedendomi e lasciando l’asfalto bagnato e luminoso, come solo dopo un temporale può essere. Però era nell’aria e dopo Fano ha iniziato a piovigginare, mentre io cantavo Valerie di Amy Winehouse, nel mio casco magico. Ho deciso di proseguire, perché ormai mancava davvero poco, quella pioggia era, scoprirò dopo, la coda di una specie di tempesta che aveva investito Senigallia, un’oretta prima del mio arrivo. Lo scenario mi si è presentato davanti tropicale, con le strade allagate e io in mezzo a quel mezzo metro d’acqua, con i piedi, inutilmente, larghi e sollevati dai pedali, zuppi, come i jeans e la giacca e tutto intorno. Le borse han tenuto bene e anche la Furiosa si è scrollata di dosso l’acqua con un paio di accelerazioni scorbutiche verso l’arrivo, quando aveva smesso di piovere di nuovo e l’arcobaleno sulle colline mi stava dando un colorato benvenuto.&lt;br/&gt;In mezzo a quel vento, ai molti grigi del cielo, fra le persone spaventate che si riparano con i teli da spiaggia e l’inevitabile coda di macchine sulla statale, io ho deviato verso l’interno, dove quel raggio di sole stava rendendo verde la collina e colorando il cielo.&lt;br/&gt;Ormai ero fradicio, ma, ogni tanto, serve accettare la pioggia e passarci attraverso.&lt;br/&gt;Ho preso la strada in salita che porta a una vecchia casa abbandonata, da lì si vede tutta la litoranea da Fano a Senigallia, dall’altro lato la campagna marchigiana, con la terra arata e i girasoli di agosto, già bruciati dal sole. Il cielo nero sopra il mare è uno spettacolo incredibile, mentre metto la Furiosa sul cavalletto e mi tolgo il casco.&lt;br/&gt;L’aria della campagna, dopo un temporale così forte, è densa di odori misti, nel vento che non si è ancora fermato. Come me.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;I compagni di viaggio&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Vacanza strana e bellissima questa, piena di tappe, di amici, di scoperte e di strada.&lt;br/&gt;Sono 1500 i chilometri che segna nuovi la Furiosa e sono stati 1500 chilometri intensi e vivi, anche quando ha smesso di piovere e il cielo ha iniziato ad accompagnarci azzurro, come dovrebbe essere d’agosto. Ho attraversato le colline marchigiane e sono sceso lungo l’Adriatico fino alla campagna pugliese, prima brulla e indefinita, poi verde, con ulivi a perdita d’occhio, ovunque, e i muretti bassi di pietre e le case bianche e basse e i trulli appuntiti. La Furiosa si sta godendo la strada con me, con il suo rumore pieno e tondo, scorbutica, dicevo, in qualche accelerazione, ma fantastica nelle curve di questi giorni. &lt;br/&gt;Oltre agli amici lungo la strada e a Lila, alla fine dell’Italia, ho trovato qualche inaspettato compagno di viaggio. Dovete sapere che fra i motociclisti c’è molta solidarietà, ci si saluta, ci si aiuta, se serve e ci si accompagna, quando ci si incontra, perché il viaggio con una moto davanti che fa la strada è più divertente. Così ci si alterna a tirare per qualche chilometro, finché uno saluta e allunga, o rallenta.&lt;br/&gt;In questi 1500 chilometri ho incontrato quattro moto come la mia. Intanto ho incontrato più camper e roulotte che moto, una quantità inaspettata di camper, lungo tutte le strade.&lt;br/&gt;Poi ho incontrato un esercito di motociclisti con il BMW GS nuovo, come Rudi. Però più arroganti di Rudi.&lt;br/&gt;Sono tutti uguali, con questa valigie laterali squadrate e il bauletto a forma di baule, una ragazza con lo stesso casco del guidatore e delle giacche da moto molto serie e molto di pelle. In questi dieci giorni ne ho incontrati davvero tanti, almeno il 50% delle moto.&lt;br/&gt;Ma torniamo ai Ducati Monster, che mi sono più simpatici. Erano tutti vecchi Monster, da, 99 al 2001, non so perché non se ne vedano di nuovi, ma, in generale, le moto che viaggiano, che ho incontrato, GS a parte, erano tutte moto vissute e bellissime.&lt;br/&gt;Il primo Monster l’ho incontrato prima di Piacenza, andava piano e l’ho superato, era rosso, con il telaio color oro e uno zaino fissato, più o meno, con una rete, al sedile posteriore. Mi ha salutato e io ho rallentato e gli sono stato un po’ davanti, poi ha preso lui la testa e ha iniziato a tirare, ci siamo salutati verso Modena, quando lui ha alzato il piede e ha rallentato di nuovo.&lt;br/&gt;Lo stesso giorno mi ha superato un Monster nero, identico al mio. Andava fortissimo su un curvone dopo Bologna, al rettilineo dopo mi aspettava per alzare il braccio e poi riprendere a correre. Gli sono stato dietro poco.&lt;br/&gt;Un altro pezzo di strada l’ho fatto con un Monster giallo del ’99. Ci siamo anche fermati allo stesso autogrill a fare benzina e due chiacchiere sulla carburazione, lo guidava un ragazzo di Verona che andava in vacanza in Puglia, anche lui con solo uno zaino e una borsa legata dietro, con un paio di elastici. Ci siamo salutati a San Severo, con due colpi di abbaglianti e dei sorrisi nascosti dai caschi.&lt;br/&gt;Oggi ho incontrato un ragazzo e una ragazza su un Monster del 2000, come la mia Furiosa, facevano benzina e ci siamo salutati, loro arrivavano fino a Treviso. Siamo partiti insieme dall’autogrill e li ho lasciati dopo un centinaio di chilometri di divertenti rincorse.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;(continua)&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;</description>
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      <title>Un racconto</title>
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      <pubDate>Sat, 11 Jul 2009 19:25:48 +0200</pubDate>
      <description>L’anno scorso sono arrivato in finale ad un concorso letterario che Porsche (sì quella delle macchine) organizza da diversi anni. E’ stata una bellissima esperienza che mi ha portato in un mondo non molto mio, ma in cui mi sono immerso con passione e impegno. Nel senso che a me piace scrivere e un giorno leggerete un romanzo bellissimo, a cui sto cercando di dare un senso da qualche anno, però, di solito, appunto, scrivo un po’ senza senso e sono molto poco a mio agio quando il tema è imposto. In questo caso era imposto anche il numero delle battute e io avrei avuto moltissimo da scrivere, invece.&lt;br/&gt;Però, mi sono inventato una storia, da un particolare che, ai tempi, mi aveva colpito molto.&lt;br/&gt;Vi dico già che la giuria non mi ha scelto per la finale di quest’anno, ma che io sono contento del tempo che mi sono regalato per mettere in fila delle parole, spostare un po’ più in là i molti problemi di questo luglio un po’ barengo e concentrarmi su quei due o tre sogni avanzati.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Le tracce erano due, io ho scelto questa:&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Il giallo del Katamarano &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Il 10 giugno 1988 il catamarano Arx di Annarita Curina lascia il porto di Pesaro, diretto alle Baleari. Oltre alla giovane skipper marchigiana, a bordo ci sono anche Filippo De Cristofaro, 34 anni, e la sua fidanzata, la diciassettenne olandese Diane Beyer. Due ore dopo la partenza scatta il piano architettato dalla coppia per impossessarsi della barca: la ragazza ferisce Annarita con un coltello, poi l’uomo la finisce con un machete e insieme gettano il corpo in mare, dopo averlo zavorrato con un’ancora di 17 kg. Il 28 giugno, al largo di Senigallia, il cadavere finisce nella rete di un peschereccio. Parte subito la caccia al catamarano. &lt;br/&gt;Rinominato Fly 2, viene ritrovato il 19 luglio nel porto tunisino di Ghar el Melh e due giorni dopo vengono catturati gli assassini. Il tribunale dei minori, il 17 dicembre 1988, infligge sei anni e mezzo di reclusione a Diane Beyer. De Cristofaro è condannato all’ergastolo con sentenza della Cassazione del 5 giugno 1991. Il 6 luglio 2007 “il Rambo dei mari” approfitta di un permesso premio e scappa. Viene rintracciato il 4 agosto a Utrecht, mentre cerca di raggiungere Diane.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Ecco il racconto:&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Fabrizio Re Garbagnati - Lunedì 6 Luglio, Biblioteca San Giovanni, Pesaro&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Credevo che avrei passato tutta la vita con lei.&lt;br/&gt;Siamo stati al largo della Tunisia per un paio di giorni, indecisi se attraccare o se affrontare Gibilterra. Fermarsi è rischioso, ma siamo allo stremo e serve trovare un dottore, perché la mia infezione peggiora. Anche Diane non fa altro che vomitare, io le sto silenziosamente vicino e guardo il sole che affonda nel mare, rendendolo rosso. Come il rosso che ritorna ogni volta che chiudo gli occhi e rivedo il sangue di Annarita sporcare il bianco del catamarano; gli occhi azzurri, spalancati, di Diane che mi guardano con terrore, mentre mi dice di stare indietro; l’odore del sangue che sale per le narici eccitandomi e non facendomi capire più nulla, ma lasciandomi lì in mezzo, sporco di sangue anch’io.&lt;br/&gt;Mi sembra di averne ancora addosso, che neppure le onde alte del mare l’abbiano lavato via.&lt;br/&gt;Entriamo nel porto all’alba, attracchiamo in un posto nascosto, per non dare nell’occhio e scendiamo dal catamarano maledetto. Diane piange, mentre corriamo da un dottore, non torneremo su quella barca, abbandoniamo il sogno a metà strada, scappando, bisognosi di cure, in una luogo straniero, ma ancora insieme.&lt;br/&gt;Darei la vita per Diane, l’ho vista diventare la ragazza bellissima che è ora, nonostante abbia addosso la salsedine del mare, la sabbia del deserto, il sangue di Annarita.&lt;br/&gt;Le sue carezze sono la migliore cura, il suo abbracciarmi ferma il dolore, mentre mi addormento sul lettino dell’ambulatorio.&lt;br/&gt;Quando mi sveglio lei è sempre lì, seduta con la sua mano su di me.&lt;br/&gt;Oggi no, apro appena gli occhi e vedo i gendarmi che la trascinano via, provo a saltare giù dal lettino, ma non ho nessuna forza, Diane urla di non lasciarmi lì, con gli occhi grandi e pieni della stessa disperazione che c’è nei miei. Provo a rivoltarmi e abbaiare, ma cado senza sensi mentre Diane e Filippo vengono portati via.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Al processo l’avvocato difensore chiuderà la sua arringa dicendo che gli è stato chiesto come può essere un assassino uno che a Tunisi si è fatto arrestare per curare un cane. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Io vivo qui ora, in Tunisia, ho ricominciato a mangiare e a correre in spiaggia e ogni sera, quando il sole scende nel mare, metto le zampe in acqua e guardo l’orizzonte, aspettando una vela bianca e Diane e Filippo che mi vengano a riprendere.</description>
    </item>
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      <title>il mercoledì mattina</title>
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      <pubDate>Wed, 1 Jul 2009 08:24:58 +0200</pubDate>
      <description>Il mercoledì mattina, molto presto, per quasi tutto questo lungo e inaspettatamente aspro inverno, ho accompagnato Lila in Porta Garibaldi.&lt;br/&gt;Lei prende un treno che la porta in Svizzera, io vado presto in negozio e mi porto avanti sulle cose da fare, quelle mille che la mattina presto, senza il rumore di fondo della giornata, è più facile mettere in fila.&lt;br/&gt;Oggi, per Lila, è l'ultimo giorno del ciclo di formazione nella ditta Svizzera, almeno fino a quando le giornate si accorceranno di nuovo e le sei del mattino saranno un'ora buia della notte e non quest'ora, piena di luce, che stona con il nostro sonno.&lt;br/&gt;Mi mancheranno i mercoledì mattina: Milano che si sveglia, i tram quasi vuoti, gli uomini di fatica e i loro caffè già corretti, ancora un goccio, su, sorridono al barista. Al bar della stazione ci sono i ferrovieri con le loro punto gt, lucide, in mostra, fuori; c'è un Marocchino che chiede un marocchino e un Egiziano che lo prende in giro, ridono, a quest'ora del mattino, e strappano un sorriso alla mia faccia imbronciata dal sonno; c'è Lila che beve il caffè, americano, più o meno, allungato diciamo, e chiede l'ora e sorride anche lei, un po' stanca, per l'ora e per quest'inverno, che è passato, ma, l'ho già detto, lo so, è stato difficile. Anche per questo l'accompagno sempre, a quest'ora del mattino, perché le cose difficili vanno affrontate insieme; c'è un signore trasandato, che mette insieme le sue cose e, con le scarpe bucate, chiede un latte macchiato corretto, poi si siede a berlo in un tavolino appartato. Ha gli occhi chiari che guardano il cielo, il tavolo, la tazza, di nuovo il cielo, ma non incrociano i miei. Usciamo con passo veloce, accompagno Lila verso il binario, poi torno a riprendere la macchina e metto in moto questo mercoledì che sarà faticoso, di cose che non vorrei, ma devo. &lt;br/&gt;</description>
    </item>
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      <title>Alle sei del mattino (versione romana)</title>
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      <pubDate>Mon, 22 Jun 2009 19:17:40 +0200</pubDate>
      <description>Alle sei del mattino, a Roma, c'è il cielo azzurrissimo e l'aria viva e fresca, dopo i temporali della domenica.&lt;br/&gt;C'è Lila stropicciata dal sonno che mi guarda andar via, mentre lei sarà romana per due giorni ancora.&lt;br/&gt;C'è il tassista, che alle sei del mattino, mi aspetta fuori dal portone e poi chiacchiera come fosse un'ora normale. Mi chiede, mi dice, ride.&lt;br/&gt;C'è molta gente in giro, anche a Roma, alle sei del mattino, come fosse Milano, ma più rumorosa.&lt;br/&gt;C'è un mercato di quartiere, colorato e mosso.&lt;br/&gt;C'è il Tevere, immobile nella luce, come se dormisse dopo la notte e sullo sfondo una pineta in controluce che sembra una stampa di Hiroshige.&lt;br/&gt;Ieri abbiamo visto la mostra dedicata al Maestro della pioggia ed era emozionante e coinvolgente e bellissima.&lt;br/&gt;Alle sei del mattino ci sono io che vado a Milano e poi riparto per Torino. &lt;br/&gt;Almeno nei miei piani.&lt;br/&gt;Invece sono fermo su un treno indeciso, che allunga per Genova e non conosce le mille cose che ho da fare o il resto dei miei due o tre sogni.</description>
    </item>
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      <title>La partita</title>
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      <pubDate>Wed, 29 Apr 2009 08:05:31 +0200</pubDate>
      <description>La partita.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Luca guarda i suoi assi, le fiches sul tavolo, la faccia paonazza dello Svizzero, la piccola folla di persone alle sue spalle, gli occhi di tutti che guardano il dorso delle sue carte. &lt;br/&gt;Sono sette ore, ormai, che gioca, al tavolo si sono dati il cambio un po' di personaggi, mentre lui e lo Svizzero non hanno mai lasciato la loro sedia. Lo Svizzero è un personaggio famoso nell'ambiente del gioco d'azzardo del nord Italia: dove ci sono cifre importanti è facile vederlo seduto al tavolo ed è altrettanto facile vederlo alzarsi per ultimo, con la posta raccolta da uno dei suoi uomini. Oggi si gioca a casa sua: un bar isolato nella campagna fra Lugano e il confine, con molte ragazze allegre e sorridenti fra i tavoli e il bancone.&lt;br/&gt;Alle sei del mattino il bar si è svuotato, sono rimaste le ragazze e gli scagnozzi, un paio di curiosi e Paolo che ha portato Luca al macello. Dallo stesso macellaio che gli aveva preso tutto, sette anni prima.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Ora penserete che, forse, Luca è un po' pirla e che, sicuramente, giocare di nuovo e farlo con lo Svizzero, a casa sua, non sia il modo migliore per passare questa Pasqua. Però sono sette anni che pensa al suo inutile poker di nove, agli occhi dello Svizzero mentre gira i quattro re, all'assegno che ha staccato dal blocchetto, al silenzio della sua casa quando la porta si è chiusa dietro alla comitiva in gita da Chiasso.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Sofia non lo ha mai capito, ma lo ha amato. Si può amare, senza capire, si ripeteva spesso lei, nei momenti difficili.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Luca per questi sette anni ha mantenuto una promessa fatta a Sofia e si è fatto amare, giorno per giorno, con le piccole cose conquistate. Nonostante il suo pensiero ricorrente, non ha più preso carte da gioco in mano; perfino la nuova moda del poker sportivo, alla texana, non lo ha portato ad un tavolo da gioco.&lt;br/&gt;Paolo, ogni tanto, passava a trovarlo e gli raccontava dei tornei, di come ormai tutti giocassero a questa specie di super telesina, in cui conta più lo stile di gioco delle carte. Lui era, sì, curioso, ma cercava sempre di cambiare discorso o, perfino, di evitare di vedere Paolo e gli altri amici con cui aveva condiviso i posti a sedere ai tavoli da gioco.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Qualche volta ne parlava con Sofia, perché la sua analista gli aveva detto che era meglio parlarne, soprattutto quando aveva il dubbio di poter cedere. &lt;br/&gt;L'analista di Sofia diceva che non doveva evitare il discorso, ma anche che tirare fuori tutta la sofferenza che quella sciagura aveva portato, poteva creare un terreno fertile per la ricaduta.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Lo scorso Natale, il padre di Sofia, non so da quale cassetto aveva tirato fuori un mazzo di carte e, dopo pranzo, aveva invitato lei e Luca a giocare a poker.&lt;br/&gt;&amp;quot;Sapete giocare a Poker, ragazzi?&amp;quot;&lt;br/&gt;Luca disse di no e Sofia invento un mal di testa che divenne reale al solo pensiero, mentre suo padre, in un fotogramma surreale, diceva: &lt;br/&gt;&amp;quot;Al massimo giochiamo con il morto.&amp;quot;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Ci fu lo stesso silenzio di questo momento, in cui Luca si morde il labbro e guarda i suoi assi, conta mentalmente le fiches sul tavolo, sorride alla faccia paonazza dello Svizzero e poi guarda la folla di persone alle sue spalle e gli occhi di tutti che guardano il dorso delle sue carte.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Il padre di Sofia sbuffò e disse:&lt;br/&gt;&amp;quot;Va bene, ma non è mai morto nessuno giocando a poker.&amp;quot;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Tutte le fiches di Luca vanno verso il centro del tavolo, spinte con entrambe le mani.&lt;br/&gt;La finestra del bar sbatte per il vento e fa un rumore fortissimo, in quel silenzio, eppure nessuno si gira, tutti gli occhi del mondo ora guardano lo Svizzero.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Luca per sdrammatizzare, con il padre di Sofia, aveva detto che, se voleva, una volta, si sarebbe fatto spiegare le regole del poker. Il padre di Sofia aveva sorriso e gli aveva detto:&lt;br/&gt;&amp;quot;il poker all'italiana, non quella porcheria che giocano adesso in televisione.&amp;quot;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Anche lo Svizzero si è appassionato a questo nuovo gioco e nel suo locale le regole sono quelle di Dallas, nonostante l'accento ticinese nel chiamare le carte, così spinge tutte le sue fiches in mezzo al tavolo e gira ancora dei re.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;In macchina, alla dogana Luca dice il suo solito no, al &amp;quot;nulla da dichiarare?&amp;quot;.&lt;br/&gt;Questa volta però vorrebbe dire di sì e raccontare al doganiere di quegli assi, di quell'assegno, della faccia immobile dello Svizzero, del brusio di voci intorno, interrotto da un &amp;quot;pagalo&amp;quot; rivolto a uno scagnozzo. Vorrebbe dare una abbondante mancia a quel doganiere infreddolito e invitarlo ad aprire con lui la bottiglia di Bas Armagnac del '67 che ha a casa, nascosta da sette anni.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Invece si sente un ladruncolo al confine, con una busta di soldi infilata nelle mutande e la voglia di raccontare mille cose a Sofia, con la paura, fortissima, che lei non capisca, questa volta.</description>
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      <title>la ragazza bionda, che assomigliava a Gwyneth Paltrow.</title>
      <link>file://localhost/Users/fabol/Desktop/ff/FabFood/FabFood/Entries/2009/4/22_la_ragazza_bionda,_che_assomigliava_a_Gwyneth_Paltrow..html</link>
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      <pubDate>Wed, 22 Apr 2009 01:10:51 +0200</pubDate>
      <description>&lt;a href=&quot;file://localhost/Users/fabol/Desktop/ff/FabFood/FabFood/Entries/2009/4/22_la_ragazza_bionda,_che_assomigliava_a_Gwyneth_Paltrow._files/Picture%202.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;file://localhost/Users/fabol/Desktop/ff/FabFood/FabFood/Media/object004_1.jpg&quot; style=&quot;float:left; padding-right:10px; padding-bottom:10px; width:230px; height:110px;&quot;/&gt;&lt;/a&gt;&amp;quot;sì ma la bionda che è uscita dalla macchina dov'è andata?&amp;quot; Chiede Deny.&lt;br/&gt;Già dove è andata quella ragazza bionda che, fra l'altro, assomigliava a Gwyneth Paltrow?&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Per scoprirlo dobbiamo tornare indietro di cinque minuti.&lt;br/&gt;Davanti alla stazione di Porta Garibaldi ci sono dei lavori che rallentano il traffico, quasi lo fermano. Lei però, la ragazza bionda, che si chiama Sofia, ha affrontato le strettoie fra i cantieri per andare a prendere Luca. Ha posteggiato in seconda fila, litigato con un tassista, saltellato nervosa finché non lo ha visto arrivare dai binari, nel suo vestito migliore, con la sua faccia da eterno dannato, bello come il giorno del loro matrimonio. Lei lo ha baciato e sono saliti in macchina, rimettendosi nel traffico quasi immobile, verso casa. Luca ha lo sguardo basso, fisso sul cruscotto, mentre Sofia inizia a parlare, a raccontare a chiedere.&lt;br/&gt;Se scrivessimo sull'asfalto le parole che ha detto da quando sono partiti non ci basterebbero i pochi metri di strada che hanno percorso con il loro fuoristrada. &lt;br/&gt;&amp;quot;ma mi stai ascoltando?&amp;quot;&lt;br/&gt;&amp;quot;Sì, è che devo dirti una cosa, ma è meglio se accosti.&amp;quot;&lt;br/&gt;Sofia è appena partita da un semaforo e frena bruscamente, sul passo carraio di un cantiere. &lt;br/&gt;&amp;quot;Non sono andato da mia madre questo week-end.&amp;quot;&lt;br/&gt;Lei si gira con gli occhi sbarrati e lo guarda con terrore.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Torniamo indietro ancora un po', di qualche anno ora.&lt;br/&gt;Quando si erano conosciuti, Luca aveva due negozi di abbigliamento e una bellissima casa in corso Garibaldi, oltre alla malattia del gioco, che, poco dopo, si era presa tutto. Sofia lo aiutò e, con mille sacrifici e bocconi di orgoglio inghiottiti, se lo tenne, mentre Luca promise di non giocare più. Neppure un mercante in fiera a Santo Stefano o una schedina. Per sette anni mantenne la promessa, sposò Sofia, si ricostruì una vita. &lt;br/&gt;Certo, vendere macchinari medicali in giro per l'Italia non era una vita che avrebbe mai voluto, ma il sorriso di Sofia e gli sforzi insieme per costruire qualcosa erano valsi il compromesso.&lt;br/&gt;Fino a questa Pasqua inaspettata che arriva lunga sul martedì mattina, con un regionale da Chiasso che riporta Luca a Milano, dopo un lungo week-end di azzardo.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;All'improvviso la rabbia di Sofia si trasforma in un attacco di panico, le parole le si fermano prima di uscire, gli occhi sbarrati vedono Luca e nient'altro, Luca che piange davanti a tutto quello che ha sempre perso, Luca che l'abbraccia e lei che si ritrae, Luca che sorride, Luca che è immobile e guarda nel vuoto; le manca il respiro e si precipita fuori dalla macchina, ha i capelli davanti agli occhi, vede ancora Luca e sente l'eco della sua frase; raggiunge il prato sporco dell'aiuola, è verde in mezzo al grigio e ci immerge il volto. Luca intanto è immobile davvero, in mano ha una busta con i soldi che ha vinto. Voleva non dirle nulla e farle un regalo, ma dal treno aveva chiamato la sua terapista e ne avevano discusso. Lei avrebbe capito, aveva anche vinto, in fondo. Sofia apre gli occhi dopo un intero minuto in apnea e sopra di lei, al posto del cielo, c'è un enorme cartellone pubblicitario, con tre ragazze vestite da prostitute che promettono sms gratis, le sembra che le cada addosso e si rannicchia di nuovo, con le mani sopra la testa e gli occhi chiusi.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Quando riapre gli occhi Luca non c'è più. Il fuoristrada è lì, messo storto sul passo carraio. Sofia si alza, inciampa e arriva alla portiera quasi cadendo, sale e parte, alzando la polvere del cantiere e quasi urtando una macchina posteggiata poco più avanti.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Dove stia andando, Sofia, a questo punto, non lo so, però davanti al cinema Arcobaleno vede la sagoma di Luca che cammina. Rallenta e accosta, abbassa il finestrino mentre lui si gira. Sullo sfondo di questa scena, ancora drammatica, ci sono le locandine colorate dei film in programmazione: lo sguardo di Clint Eastwood in Gran Torino; la sagoma di Mickey Rourke, in The Wrestler, stremato sulle corde del ring; Gwyneth Paltrow e Joaquin Phoenix, che sono due amanti e assomigliano terribilmente a loro due. Sono tutti immobili, tutti e sei, poi Sofia respira, guarda Luca e stringendo un po' gli occhi, per metterlo a fuoco, gli dice: &amp;quot;La prossima volta devi mettere la cravatta gialla, quella con gli elefantini. Con questa, si sa, perdi sempre.&amp;quot; &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Mentre il fuoristrada li portava a casa, facendo inversione in viale Tunisia, sembra che Gwyneth Paltrow e Joaquin Phoenix si siano baciati, Mickey Rourke abbia alzato la testa per vederli andare via e che perfino Clint Eastwood abbia sorriso. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;</description>
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      <title>Sfiorarsi</title>
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      <pubDate>Wed, 15 Apr 2009 08:51:21 +0200</pubDate>
      <description>&lt;a href=&quot;file://localhost/Users/fabol/Desktop/ff/FabFood/FabFood/Entries/2009/4/15_Sfiorarsi_files/DSC04971.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;file://localhost/Users/fabol/Desktop/ff/FabFood/FabFood/Media/object003_1.jpg&quot; style=&quot;float:left; padding-right:10px; padding-bottom:10px; width:229px; height:109px;&quot;/&gt;&lt;/a&gt;Ieri sera ho recuperato Lila in piazza Argentina; ho approfittato del poco traffico di questo martedì che, senza avere l'autorità del lunedì, mi ha catapultato in una settimana che avrebbe bisogno di giorni in più, non in meno. Come corre aprile e come corro io, pensavo, mentre, sulla strada verso casa, fermo a un semaforo, sento il rumore di una frenata: dal lato opposto della strada c'è un fuoristrada elegante che si è fermato bruscamente, messo in diagonale con una ruota sul marciapiede. Dentro, dal lato di guida, ci sono dei capelli biondi e lunghi che gesticolano e si agitano e, come passeggero, c'è una giacca scura che resta immobile. Lei picchia i pugni sul volante e poi scende, in evidente panico, corre per due passi verso un'aiuola e ci si butta in un gesto drammatico e disperato. Il mio semaforo diventa verde, Lila ha il naso incollato al finestrino e la sua faccia preoccupata. So che sta pensando di scendere ad aiutare la sconosciuta bionda che piange rannicchiata. Il tipo sul fuoristrada non accenna a muoversi mentre i clacson dei milanesi suonano antipatici, incuranti del momento e io vengo portato via dal traffico, sfiorato soltanto da qualcosa di straordinariamente drammatico nella vita di due sconosciuti.&lt;br/&gt;Ho sempre avuto questa ansia io, la paura di perdermi cose importantissime, di correre troppo e passare solo di lato alle cose, senza il tempo, o la forza di afferrarle. Questa mattina sono uscito, di nuovo, presto, ho lasciato Lila in stazione e sono ripassato da quell'aiuola, che è poco distante dalla stazione. C'era il segno della frenata, sul terriccio dei lavori in corso, mi sono fermato nello stesso punto e sono sceso dalla macchina, il cielo era basso e misto, in questo mercoledì mattina che i colori sono sfumati ma l'erba dell'aiuola sembra verdissima in mezzo a molti grigi. Ieri sera Lila mi ha abbracciato, prima di che ci addormentassimo, e mi ha detto delle cose molto belle, sfiorandomi i piedi con i suoi. Io sono un po' orso, si sa, però penso anch'io che non ci lasceremo mai, noi. Che la porterò ai suoi treni e poi la andrò a riprendere con la fretta del rivedersi e penserò sempre, riconoscendola da lontano, mentre si avvicina, mi vede, sorride, affretta il passo, penserò che è bella da morire la Lila che mi viene incontro.&lt;br/&gt;Mi rimetto in macchina, canto, appena un po' stonato, mentre l'iPod sceglie canzoni che non sembrano quasi mai a caso e io accelero verso le curve del mercoledì.&lt;br/&gt;</description>
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